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12 - 2008

SISTEMA IMMUNITARIO ED AUTOIMMUNITA’
Chiara Nardis, PhD.

chiaranardis@hotmail.com
nardischiara2@gmail.com

Il sistema immunitario, presente negli organismi viventi, nell’uomo come negli animali, si attiva in risposta a molecole estranee e dannose, in grado di generare malattie o condizioni patologiche all’organismo coinvolto ed ha quindi l’importante proprietà di difendere l’organismo dall’attacco di batteri, virus, funghi, cellule tumorali ed altri agenti patogeni, nel loro insieme definiti antigeni.
Gli individui sani si proteggono dai microbi grazie a molti meccanismi diversi: alcuni di questi meccanismi di protezione rientrano nella cosiddetta immunità innata, anche chiamata immunità naturale; essa ha limitate capacità di distinguere un microrganismo da un altro, e una natura prettamente stereotipata, si comporta cioè sempre allo stesso modo nei confronti della maggior parte degli agenti infettivi. I componenti dell’immunità innata sono le barriere chimico-fisiche, come la pelle, le mucose, alcune proteine presenti nel sangue e le cellule fagocitarie.
Parallelamente all’immunità innata si sono sviluppati meccanismi maggiormente evoluti, che nel loro insieme costituiscono la cosiddetta immunità acquisita o specifica. Gli elementi che mediano l’immunità acquisita presentano capacità di distinguere un microrganismo da un altro, abilità nello sviluppare risposte specifiche verso un determinato agente patogeno e capacità di memoria, ovvero di dar luogo a risposte sempre più rapide in presenza di un agente conosciuto, con il quale il sistema immunitario è precedentemente entrato in contatto. Componenti dell’immunità specifica sono i linfociti T e B, cellule immunitarie propriamente dette, che hanno la funzione di distruggere gli agenti infettivi, e gli anticorpi, molecole di natura proteica, in grado di riconoscere le sostanze estranee e presentarli ai linfociti coadiuvandone l’attività.
L’immunologia costituisce, quindi, la scienza che studia gli eventi molecolari e cellulari che avvengono in seguito all’incontro dell’organismo con agenti microbici o macromolecole estranee.

Il sistema immunitario ha l’importante proprietà di non reagire contro molecole specifiche dell’organismo, dette molecole self (proprie), e tale capacità è definita Tolleranza Immunologica. Tale meccanismo impedisce che si scateni una reazione immunitaria contro molecole o cellule dell’organismo, portando da lesioni tissutali lievi a vere e proprie malattie.
La possibilità che il sistema immune reagisca contro costituenti autologhi, ovvero antigeni self, e provochi un danno tissutale fu intravista dagli immunologi fino dai tempi in cui fu messa in luce la specificità del sistema immune verso gli antigeni estranei. Agli inizi del secolo, Paul Ehrlich coniò il termine piuttosto suggestivo di “horror autotoxicus”, che sta ad indicare una risposta immune dannosa verso gli antigeni autologhi. Quasi 50 anni dopo, Macfarlane Burnet propose la teoria della selezione clonale, secondo la quale i cloni di linfociti autoreattivi vengono deleti durante lo sviluppo al fine di prevenire le reazioni autoimmuni.
Alla base delle malattie autoimmunitarie vi è l’attivazione, espansione e moltiplicazione clonale di linfociti T e B, le cellule principali del sistema immunitario specifico, e la produzione di anticorpi indirizzati verso molecole proprie dell’organismo, che causano lesioni a organi e tessuti.
La tolleranza immunitaria si sviluppa durante l’ontogenesi e i cloni cellulari autoreattivi sono in gran parte eliminati attraverso diversi meccanismi, quali eliminazione diretta tramite un meccanismo di morte cellulare programmata, detta apoptosi, soppressione ad opera di popolazioni cellulari T ad attività regolatrice, definita soppressione clonale, ed anergia clonale, ovvero inattivazione cellulare non seguita da morte cellulare.
I meccanismi che causano la rottura della tolleranza immunitaria sono numerosi e complessi, determinati ad esempio dalla riduzione o alterazione di meccanismi regolatori nel processo di distinzione di linfociti T iper-reattivi da linfociti normo-reattivi o dall’espressione inappropriata di molecole specifiche dell’immunità.
Compaiono in circolo numerosi anticorpi diretti verso elementi propri dell’organismo, come ad esempio anticorpi contro le giunzioni cellula-cellula, come accade nel Pemfigo, anticorpi diretti contro il nucleo cellulare, come nel Lupus Eritematoso Sistemico; nella Sclerodermia appaiono linfociti T CD4+ contro le cellule endoteliali.
Le reazioni autoimmunitarie sono un’importante causa di malattia nell’uomo, interessando circa l’1-2% della popolazione degli Stati Uniti. Fin dai primi studi nei pazienti e nei modelli sperimentali, si è capito che queste malattie hanno una forte componente genetica, ad esempio il diabete mellito insulino-dipendente mostra una concordanza del 35-50% nei gemelli omozigoti e solo del 5-6% in quelli di zigoti; numerosi geni possono contribuire alla suscettibilità ad una malattia autoimmune e questi geni mostrano spesso complesse interazioni, per cui emerge una importante conclusione: la maggior parte dei geni che conferiscono suscettibilità alle malattie autoimmuni possono aumentare la probabilità che si manifesti una particolare malattia, ma tali geni da soli non determinano se un individuo svilupperà o meno una malattia autoimmune.
Lo studio approfondito dei meccanismi che regolano l’autoimmunità potrebbero portare allo sviluppo di nuove ed efficaci strategie contro numerose malattie autoimmunitarie e alla generazione di farmaci in grado di contrastare tali patologie.


REFERENZE

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